Compatte o Reflex ?

di Francesco Pacienza

Con l’avvento della fotografia digitale sono sempre di più i sub che si avvicinano alla fotografia subacquea. A ciò si aggiunga la disponibilità sul mercato di macchine dalle dimensioni contenute e dal costo accessibile a cui aggiungere la facile reperibilità di un idoneo scafandro per poter essere usata sott’acqua entro i 40 metri di profondità.

 

Ne consegue che la stragrande maggioranza dei sub-fotografi abbiano tra la loro attrezzatura anche una compatta digitale con relativo scafandro. Mentre quelli più evoluti ed i Professionisti utilizzino macchine Reflex con relativi scafandri dedicati.

Cerchiamo di capire, aldilà di una semplice analisi legata al prezzo o alla capacità di utilizzo, le reali differenze tra i due sistemi e, soprattutto, i vantaggi e gli svantaggi degli stessi.

COMPATTE DIGITALI

Queste macchine sono caratterizzate, oltre che da una vastissima gamma di modelli per ogni fascia di prezzo, da un ridotto ingombro, un peso molto contenuto, una gran varietà di funzioni ed automatismi (molte hanno anche uno specifico programma SUB), una risoluzione superiore ai 6 Mp (Megapixel).

Pellicola 120

Tecnologicamente sono strumenti molto evoluti ma, per poter contenere peso e dimensioni, sono equipaggiate con sensori molto piccoli. Il sensore, nella fotocamere digitali, svolge la stessa funzione della pellicola: cattura l’immagine. I sensori di dimensioni contenute, parliamo di sensori con superficie pari a 2/3″ o il 4Terzi, utilizzato dalla Olynpus, di pollice (quelli con dimensioni più piccole sono obsoleti), a parità di Mp con un sensore di dimensioni superiori, per esempio il DX della Nikon, produrrà una immagine con minor dettaglio; a cui va aggiunta la maggior quantità di “rumore” (il rumore può essere paragonato alla grana di una pellicola, questo viene generato dal riscaldamento del sensore) che si produrrà per le ridotte dimensioni del sensore. Rumore che si manifesta ancor di più all’aumentare della sensibilità impostata. I sensori delle compatte sono solo di tipo CMOS perchè più economici e richiedono una minor quantità di energia per poter funzionare. Questi sensori, in condizioni di luce scarsa (immaginiamo di voler scattare una foto con luce ambiente di un relitto o a profondità superiori ai 30 metri) richiedono l’uso di tempi di scatto più lunghi o di aumentare la sensibilità impostata, fattori questi che sono avvertibili nella foto finale con il classico “Effetto grana”: il rumore.

Pellicola

Generalmente queste macchine fotografiche non si caratterizzano per velocità sia nella memorizzazione dell’immagine ma, soprattutto, nell’Autofocus. Questo si traduce in una difficoltà nel caso di foto di pesci in movimento specialmente se vogliamo ricavare un bel primo piano o addirittura una macro. Parlando di Macro, invece, queste macchine hanno l’indubbio vantaggio di poter essere avvicinate tantissimo al soggetto da fotografare e di poter accedere in anfratti in cui è impossibile infilare una reflex oltre ad essere caratterizzate da una maggiore Profondità di Campo rispetto alle reflex, a parità di lunghezza focale utilizzata.
La dotazione di obiettivi, essi sono già “incorporati” nelle compatte, che vanno da un buon grandangolo ad un medio tele permettono a queste macchine di poter essere impiegate in varie situazioni. Bisogna tener conto, comunque, che queste escursioni di focale così accentuate non garantiscono il massimo della qualità a tutte le focali.
Sopperiscono a questi problemi, in modo particolare nella necessità di avere dei grandangoli più o meno “spinti” vari dispositivi esterni, noti come Aggiuntivi Ottici, ormai disponibili per la maggior parte delle custodie per fotocamere subacquee in commercio.

REFLEX DIGITALI

Queste macchine sono caratterizzate da una elevata risoluzione, dal montare un sensore di dimensioni molto prossime a quello della pellicola 35mm (24×36 mm), da una elevata velocità nell’Autofocus e dalla possibilità di montare una serie di obiettivi per ogni specifica necessità di ripresa, tra cui anche delle molto versatili ottiche a focale variabile (zoom).

Pellicola

Il disporre di un sensore, di solito sono dei CCD (Charge Coupled Device) ma vi sono macchine che montano anche dei CMOS (Complementary Metal Oxide Semiconductor) con delle speciali lenti convergenti per migliorarne la resa cromatica ed il dettaglio, di dimensioni prossime al “formato pellicola” permette di scattare con ottima qualità anche a sensibilità di 800 ASA minimizzando i problemi dovuti al “rumore”. Questi sensori hanno dei consumi di energia molto bassi, inoltre il “calore” sviluppato è anch’esso molto basso.
Le maggiori dimensioni del sensore ci permettono di avere immagini con maggior dettaglio ed un miglior contrasto oltre a permetterci ingrandimenti maggiori rispetto ad una foto ottenuta con una compatta di pari Megapixel.

Queste macchine sono caratterizzate altresì da Autofocus veramente veloci che permettono di “inseguire” il soggetto da fotografare “congelandolo” nel suo movimento. Tale velocità presente anche nei “motori” di elaborazione delle immagini permette una sequenza di scatti molto ravvicinata. Generalmente, a differenza di ciò che accade nelle compatte, l’inquadratura viene effettuata attraverso il mirino-oculare e solo su poche macchine di ultima generazione è possibile inquadrare attraverso il monitor LCD (LiveView) agevolando notevolmente la velocità di inquadratura e la cura nella composizione della scena da fotografare.
Quindi le macchine reflex risultano essere maggiormente indicate per i fotografi professionisti che necessitano di elevate risoluzioni e prestazioni anch’esse elevate. Maneggiare in acqua un sistema reflex con due sistemi di illuminazione comporta, oltre ad un’ottima padronanza della tecnica fotografica, una padronanza dell’assetto in acqua veramente notevole; questo perchè il maggior ingombro di questi sistemi di ripresa uniti al maggior peso non consentono l’uso con una sola mano.
Il fatto di poter disporre di ottiche dedicate per ogni specifica situazione rende la qualità delle foto molto alta rispetto ad una compatta con ottiche a focale variabile fisse. Nel caso si vogliano realizzare delle foto d’ambiente o di relitti l’uso di un’ottica specifica come un 10mm o un fisheye ci permettono di produrre immagini mozzafiato con la possibilità di essere a pochi centimetri dal soggetto in primo piano che potrà essere illuminato agevolmente dai nostri flash; o di inquadrare un relitto nella sua interezza restando sospesi  a pochi metri dalla sua superficie o davanti alla sua prua. Discorso analogo nel caso della fotografia macro realizzata con apposite ottiche dedicate: Micro e Macro. Questi obiettivi sono caratterizzati da una minima distanza di messa a fuoco di poche decine di cm e da rapporti di riproduzione pari a 1,0x o prossimi ad esso, permettendoci di fotografare con il massimo dettaglio organismi molto piccoli.

 

Pellicole

CONCLUSIONE

I due sistemi presi in esame, al di là degli usi specifici o di scelte di carattere prettamente economico, hanno dei vantaggi e degli svantaggi entrambi.

VANTAGGI

COMPATTE: Minor ingombro e peso, maggior manegevolezza che ci permette di fotografare in situazioni e posti impensabili. Buona la risoluzione e la possibilità di “espandere” il sistema. Il disporre di un “parco” ottiche incorporato che va dal grandangolo (circa 28mm equivalente) al teleobiettivo (circa 270mm equivalente) unitamente ad una funzione macro (intesa solo come riduzione della distanza minima di ripresa) rendono queste macchine estremamente versatili tanto da indurre molti professionisti a portarne sempre una con se. Una grande varietà di custodie ed accessori oltre ad una vasta diffusione sul mercato entry-level e consumer.

REFLEX: Maggiore risoluzione e qualità dell’immagine, possibilità di lavorare con ottiche dedicate e sensibilità elevate per ottenere immagini ben definite in luce ambiente e a determinate profondità. Un sensore di dimensioni prossime al formato pellicola del 35mm e quindi una minor produzione di “rumore”. Gli scafandri progettati per queste macchine permettono di utilizzarle a profondità superiori ai 40 metri. La enorme velocità di scatto permette di avere una “sequenza” da cui poi scegliere le inquadrature migliori. Un grandissimo vantaggio è dato dalla possibilità di salvare le immagini in “formato grezzo” (RAW) permettendo interventi in post-produzione che con altri formati non risultano possibili; a ciò si aggiunga la possibilità di avere la stessa immagine salvata contemporaneamente in due formati e con due risoluzioni differenti (RAW+JPG), molto utile nel caso si debba trasmettere per email una immagine per la sua pubblicazione.

SVANTAGGI

COMPATTE: Consumo elevato delle batterie, scarsa disponibilità di accessori in grado di “comunicare” integralmente con la macchina; sensori di dimensioni ridotte che non permettono di avere immagini di buona qualità a sensibilità elevate (da 200 ISO in poi) con un effetto “rumore” molto evidente. La maggior parte di queste macchine non consentono il salvataggio  del file in formato RAW se non a discapito di un maggior consumo delle batterie e di una lentezza nella “risposta” per il successivo scatto. Sono pochi i modelli di questa categoria che dispongono di una slitta con “contatto caldo” per il montaggio di flash esterni e, quindi nel caso di utilizzo subacqueo la possibilità di utilizzare flash esterni con collegamento Sincro e possibile controllo TTL.

REFLEX: Il maggior svantaggio di questi sistemi è indubbiamente nel maggior ingombro e peso dell’intero sistema; questo si ripercuote nell’impossibilità di “infilare” la macchina in anfratti per ritrarre soggetti che abitualmente trovano lì la loro dimora; il maggior peso limita fortemente l’utilizzo con una sola mano rendendo il “brandeggio” del flash alquanto difficoltoso (tecnica questa molto utilizzata tra i possessori di Nikonos) così come il fotografare con una sola mano utilizzando l’altra magari per tenersi in caso di corrente.

Come considerazione finale mi viene da dire che non esiste “il sistema” ma che esistono varie configurazioni e possibilità adatte ad ogni specifica esigenza. Pertanto nella scelta di un sistema piuttosto che di un altro l’unica domanda da porsi è: qual’è l’utilizzo che ne farò?

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