LA FOTOGRAFIA ESTEMPORANEA IN ITALIA: STATO DELL’ARTE

Oggi la fotografia è un potente mezzo di comunicazione visiva, in continua evoluzione, che usa linguaggi sempre più elaborati e complessi, seppur apparentemente semplici, per trasmettere emozioni che vengono metabolizzate dagli osservatori in un arco di tempo brevissimo.

La fotografia è una forma d’arte e come tale è soggetta ad evolvere il suo linguaggio attraverso nuove tecniche e nuove forme di rappresentazione visiva.
La fotografia, quindi non può essere circoscritta, come concezione e come forma d’arte espressiva, ad una sua ristretta area di applicazione. La fotografia, in quanto linguaggio visivo, deve attingere e strizzare l’occhio anche ad altri settori della comunicazione visiva (cinema, pittura, architettura, ecc) esattamente come altre forme d’arte hanno fatto e fanno verso la fotografia.
Per far ciò occorre che vi sia, alla base, una conoscenza tecnica a 360 gradi e una formazione culturale sulla fotografia che vada oltre i circoscritti ambiti in cui la stessa viene praticata.

La fotografia è la Fotografia, e le sue regole e i suoi canoni prescindono dall’ambito terrestre, subacqueo, architettonico, paesaggistico, naturalistico, pubblicitario, ecc. in cui viene esercitata; anzi ognuno di questi ambiti deve e può influenzare gli altri: solo così si esce dagli stereotipi e dalla produzione fotocopia.

Fino alla massiva diffusione del digitale e di Internet, le immagini fotografiche avevano tempi di vita lunghissimi, tant’è che alcune foto sono tutt’ora considerate dei capolavori dell’arte comunicativa, anche se realizzate con mezzi molto più poveri di quelli odierni. Affinchè un’immagine fotografica possa continuare a vivere oltre il velocissimo tempo di un “reload page” occorre che possieda degli elementi costruttivi molto innovativi e anche non convenzionali, seppur realizzata adattando metodi e tecniche che possono sembrare non idonee o pertinenti.

Ho fatto parte di giurie in competizioni in estemporanea sia a livello nazionale che internazionale e in concorsi per stampe; una delle lamentele ricorrenti, ma sempre a bocce ferme, è che non è possibile che si vedano sempre lo stesso genere di foto. L’evoluzione della fotografia non è solo a livello tecnologico ma DEVE essere anche nella capacità di saper utilizzare potenzialità che una volta erano limitate per poter esprimere la propria creatività.

Faccio un piccolo esempio e un parallelo con altra Federazione e altro Campionato nazionale in cui sono stato uno dei giurati internazionali: altro modo di qualificare una giuria e aprirsi verso nuovi orizzonti.

Dicevo che nel Campionato italiano si vedono sempre le solite foto, con le solite tecniche obsolete e arcaiche: insomma nulla di nuovo. In altri Campionati, sempre del circuito CMAS, le cose vanno diversamente: foto macro realizzate utilizzando una sfera sospesa, così come anche nel caso di foto con pesce; macro realizzate con il fondo bianco piuttosto che con particolari effetti realizzati direttamente in ripresa che riguardano il soggetto piuttosto che lo sfondo; e via di questo passo.
In Italia? In Italia i concorrenti provano a fare qualcosa di nuovo, come lo scorso anno a Panarea in cui uno dei partecipanti al Campionato italiano realizzò alcune sequenze fotografiche utilizzando uno sfondo bianco e in cui i soggetti sembravano delle pennellate di colore, poi? Poi, non ha avuto il coraggio di presentarne neanche una preferendo “strizzare l’occhio” ai gusti della giuria, adeguandosi a essi. Non me ne vogliano, ma se si osserva attentamente quello che accade intorno ci si accorge che queste considerazioni, seppur dure e impietose, sono la realtà.
Lo stesso dicasi in altri temi tipici delle gare in estemporanea o in concorsi. Se coloro che devono valutare hanno sempre fotografato in quel modo, difficilmente saranno in grado di accettare, innanzitutto, e di valutare, poi, qualcosa di diverso ma che è lontano dalle loro conoscenze tecniche.

Voglio riportare a titolo di esempio quanto accaduto, realmente, durante una riunione di giuria di cui facevo parte in un prestigioso concorso per stampe: durante la visionatura e valutazione delle stampe categorizzate in un tema facente parte dei temi in cui il concorso si articolava, il direttore artistico esclama che le foto che stava osservando andavano escluse perché realizzate tramite Photoshop (il diabolico, il santifico, il magico Photoshop). La mia curiosità mi spinge a voler vedere queste foto così palesemente contraffatte: erano due foto realizzate con una particolare tecnica, molto utilizzata nella fotografia macro terrestre e naturalistica. Inutile dire che dopo aver spiegato la tecnica utilizzata e la sua realizzazione una di quelle foto si è aggiudicata il primo posto: niente Photoshop, nessuna manipolazione, niente di niente ma solo pura tecnica fotografica per valorizzare la propria creatività e il soggetto ripreso.
Questo episodio evidenzia come una scarsa conoscenza della fotografia in tutte le sue sfaccettature può creare danni oltre a impedire una crescita, sia per gli autori sia per i fruitori, che non sia basata sulla standardizzazione e sulla ripetitività fotocopia.
Vorrei concludere riportando quanto scritto in un altro articolo sulla fotografia presente sul mio sito:
 Dissertazione sulla fotografiaIl mondo sommerso, secondo il mio punto di vista, può essere rappresentato in due modi: in maniera descrittiva e documentaristica o in maniera creativa. Parafrasando Ferdinando Scianna “il mondo sommerso è lo specchio del fotografo e spetta a lui interpretarlo nel migliore dei modi tecnicamente e culturalmente, senza paletti o limiti che non siano intrinsechi al rispetto dell’ambiente”.

Spetta ai giurati o a coloro che aspirano ad esser tali essere preparati culturalmente e tecnicamente per ben saper interpretare e valutare i nuovi contenuti espressivi e di comunicazione che è necessario adottare per non avere foto piatte e ripetitive.

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