Meduse, conosciamole per rispettarle

25 Agosto 2018

Meduse: tra miti e leggende

Conosciamo questi affascinanti e, per alcuni versi, misteriosi abitanti del mare

Non c’è stagione estiva che non veda i bagnanti lottare con le meduse. Questi simpatici abi­tanti del mare invadono ogni anno, sempre di più, i tratti di costa im­mediatamente adiacenti alla riva, provocando, molto spesso senza motivo e per ignoranza, scene di panico e vere e proprie azioni di sterminio anche nei confronti di quelle specie che non possiedono tentacoli urticanti.
Ma cosa spinge questi animali, che hanno un ruolo fondamentale nell’ecosistema marino offrendo riparo ai piccoli di molte specie di pesci e diventandone poi nutrimento, ad avvicinarsi in maniera così massiccia a ridosso delle spiagge?

La prolifera­zione di questi animali è da attribuirsi, essenzi­almente a due fattori ambientali: l’aumento di colture agricole lungo le coste con conseguente aumento del dilavamento, in mare, dei concimi e fertilizzanti eccessivamente usati nelle colti­vazioni; l’altro alla sempre meno presenza degli antagonisti naturali, alcuni tipi di pesci, dovuto ad una pesca indiscriminata e che non conosce i cicli biologici e del relativo fermo oltre alla pesca di esemplari sottomisura.

Le meduse sono degli animali invertebrati appartenenti alla famiglia dei celenterati; esse sono diffuse in tutti i mari del mondo e ve ne sono alcune specie che vivono anche in acqua dolce. Le dimensioni di questi organ­ismi marini vanno dai pochi centimetri di diametro sino ai sessanta centimetri. Sono caratteriz­zate da una parte sommitale a forma di ombrello alla cui base sono presenti dei tentacoli; in alcune specie questi tentacoli possono raggiungere i due metri di lunghezza. I tentacoli vengono uti­lizzati dalle meduse come difesa ma anche per nutrirsi, grazie alle cellule urticanti, note con il nome di nematocisti. Queste cellule contengono al loro interno delle sostanze altamente urti­canti e tossiche e, in alcuni casi, nocive; queste sostanze vengono rilasciate attraverso degli ar­pioncini, di cui sono pieni i tentacoli, che vengo­no agganciati al corpo che li urta. Non tutte le meduse, specialmente tra quelle che vivono in Mediterraneo e che popolano il mare calabrese, sono urticanti per l’uomo.

Le meduse hanno una  riproduzione di tipo sessuata in cui la femmina rilascia in mare le uova che ver­ranno fecondate dal maschio attraverso la liberazione in acqua, contemporaneamente, degli spermatozoi. Dopo un certo periodo in cui l’ovulo fecondato navigherà trasportato dalle correnti, nascerà una piccola larva che si attaccherà al substrato marino assumen­do la forma di polipo; quest’ultimo si riprodurrà asessuatamente generando così le giovani meduse.
La trasparenza del corpo delle meduse è dovuto al fatto che il loro corpo è composto solo per l’un per cento di materia organica, il resto è composto da acqua. Il loro corpo, specialmente l’ombrello, è caratterizzato da una simmetria radiale; non hanno una porzione cefalica e il loro sistema nervoso è costituito da poche cellule. Anche gli occhi sono assenti e il loro orientamento avviene mediante le stratocisti che fungono da bus­sola. Sono esseri alquanto primitivi dal punto di vista neurologico, i più primitivi dell’intero regno animale.
Cerchiamo di conoscere da vicino alcune delle meduse che è più facile incontrare nei nostri mari e a ridosso delle nostre spiagge.

POLMONE DI MARE
Il polmone di mare (Rhizostoma pulmo)è sicuramente la più grande medusa del Mediterraneo raggiungendo i 60 centi­metri di diametro del cappello e i 10 chi­logrammi di peso.
Questa medusa NON HA tentacoli urticanti e quindi non rap­presentano un pericolo per l’uomo se non in rarissime circostanze con soggetti par­ticolarmente sensibili o in caso di contatto molto prolungato come nel caso di un abbraccio.
Sono riconoscibili per il loro colore bianco latte e circondati da una vis­tosa fascia di colore blu-violaceo alla base dell’ombrello. I tentacoli sono molto grandi e non molto lunghi e sono molto frastaglia­ti: spesso vi trovano rifugio, come avviene anche per altre specie di meduse, piccoli pesci che si proteggono tra i tentacoli e che usano la medusa stessa come fonte di cibo essendo formate da una grande quantità di proteine e senza alcun tipo di grasso.

MEDUSA LUMINOSA
La medusa luminosa (Pelagia noctiluca), così chiamata per via della sua capacità di emettere una bioluminescenza di colore verde, è una medusa molto comune nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale fino al Mare del Nord.
Di norma è una specie pelagica, ma nel periodo au­tunnale e primaverile si avvicina alla costa e spesso si spiaggia in seguito alle mareg­giate. I suoi tentacoli fortemente urticanti raggiungono la lunghezza di oltre tre metri; la particolare trasparenza li rende prati­camente invisibili in acqua.

L’ombrello non particolarmente grande può essere di colore rosato o rosa-violetto sulla cui som­mità vi sono delle papille che la rendono non urticante. Sul bordo esterno si trovano i lunghi tentacoli retrattili e urticanti, men­tre centralmente trovano posto i tentacoli orali, che svolgono essenzialmente la funzi­one di catturare il cibo, e sono molto meno lunghi, anche se più grandi come diametro di quelli esterni.
La sua principale fonte di cibo è costituita dal plancton e da piccoli pesci; queste meduse hanno i sessi sepa­rati: la riproduzione avviene attraverso la fecondazione delle uova, deposte nell’acqua dalle femmine, con gli spermatozoi del mas­chio. La larva non si aggancia al substrato, come nelle altre meduse, ma essen­do dotata di ciglia per il movimento si disperderà a livello pelagico; suc­cessivamente si dividerà dando orig­ine ad una giovane medusa.

CASSIOPEA
La Cassiopea mediterranea (Cotylo­rhiza tuberculata)è anch’essa una scifomedusa, quindi non possiede tentacoli urticanti; è molto comune nel mar Mediterraneo. Queste me­duse, dal caratteristico ombrello a forma di disco dal colore giallo-marrone, può raggiungere i 30 cen­timetri di diametro. I suoi tentacoli, molto corti, terminano con un carat­teristica pallina dal colore blu-viola e sono molto numerosi. Questa me­dusa non è urticante per l’uomo se non in rari casi di specifica sensibi­lizzazione. Anche in questa specie è sovente vedere piccoli avannotti di alcune specie di pesci trovare rifugio e protezione sotto l’ombrello o tra i piccoli tentacoli a pallina.
Pescare con ogni mezzo questi animali non fa altro che aumentare l’impoverimento del mare; impoverimento causato da una sempre maggiore azione predatoria da parte dell’uomo.

Dimentichiamo sempre più spesso che ogni habitat è caratterizzato dalla presenza di specifici esseri viventi che dobbiamo conoscere e rispettare, consapevoli che ogni volta che scompare una specie  scompare una parte di noi stessi e che la Natura può vivere senza l’Umanità, ma che l’Umanità non può vivere senza la Natura.

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