Conosci Francesco Pacienza? – parte 4

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La mia carriera nel mondo della fotografia

Un giorno mi ritrovai davanti ad una vecchia foto scattata da un caro amico di famiglia che viveva negli USA in cui ero ritratto con una fotocamera al collo, una di quelle con il disco di foto da guardare in trasparenza, e con cui immaginavo di catturare i fiori e i piccoli insetti che vi si posavano. Avevo 4 anni, un chiaro segnale premonitore di ciò che sarebbe nato tra me e quell’apparecchio.

Il primo grande lavoro. Censimento della Madonnelle romane - Mostra ufficiale per l'inaugurazione della Settimana nazionale dei Beni Culturali- Roma 1991
Foro Stenopeico applicato alla Mamyia RB67 - Roma - 1988
Menzione nel libro "Pittura Rinascimentale e fotografia - Roma - 1990

A 15 anni, mio padre, mi regalò una Yashica FX2000 Super con obiettivo 50mm. Franco, un fotografo milanese famoso, sposato con una signora del mio paese, trascorrendo le sue vacanze a pochi metri da casa mia, diventò il mio mentore sulla fotografia.
Trascorsi pomeriggi a fotografare le cose più disparate ma senza potermi basare sull’esposimetro. “Hai un esposimetro naturale, i tuoi occhi” mi ripeteva continuamente; dopo le passeggiate fotografiche ci si chiudeva in camera mia dove avevo allestito una piccola camera oscura. Sviluppavamo il rullino e lo visionavamo confrontando il risultato con i dati sull’esposizione appuntati su un taccuino. Franco era lo stampatore di tutte le campagne pubblicitarie in Bianco&Nero di un noto (notissimo) stilista di moda. Dallo sviluppo passammo alla selezione e alla stampa dei negativi che meritavano tale risultato finale. Il mio bagaglio tecnico cresceva giorno dopo giorno; aspettavo il mese di agosto, di anno in anno, affinché Franco tornasse in vacanza e iniziasse ad elargirmi i suoi “segreti” sulla fotografia.

Quando ero studente universitario, con la collaborazione di una nota gioielleria e di un negozio di fotografia, creai il mio primo progetto fotografico: l’obiettivo era quello di costruire un legame tra la preziosità dei gioielli, la bellezza femminile e la poesia dei Poeti maledetti (Baudelaire, Verlaine, Mallarmè, Rimbaud); queste foto, oltre a servire per la promozione del negozio di gioielli, diventarono una mostra (la mia prima mostra) che riscosse un grande consenso di pubblico e di critica.

L’approdo all’Istituto Europeo di Design, dipartimento di fotografia, era quanto di più naturale potesse accadermi: ero un predestinato.

Anche nel corso degli studi all’IED la mia voglia di conoscenza e di scoperta era tanta, al punto di farmi trattenere all’interno della scuola ben oltre il mio normale orario di frequenza per sbirciare nelle aule dei corsi di anni superiori. Questa mia attitudine mi ha portato poi, insieme al mio amico Frederic, a sperimentare (sulla base di conoscenze di fisica ottica e di tecnica fotografica) l’applicazione del foro stenopeico su una fotocamera Mamyia RB67 con l’utilizzo di pellicola invertibile a colori (Ektachrome 64). Ciò che all’inizio sembrava una follia si rivelò essere una grande intuizione tanto da essere citati (entrambi) come primo esempio al mondo nella pubblicazione “Pittura Rinascimentale e Fotografia” di Gianfranco Arciero, Nuova Arnica editrice – Roma, 1990. Questo lavoro diventò anche l’immagine ufficiale dell’Italia nei festeggiamenti per il 150esimo anniversario della Fotografia.

Fu una grande soddisfazione che mi convinse ancor di più che andare controcorrente con convinzione e capacità porta sempre buoni frutti: il pensare out box, come direbbero gli anglofoni.

Ho iniziato ad interessarmi a questo mondo sin da piccolino. Tutto quello che so’ lo devo a tanto studio e a tanta applicazione pratica.

P.S.:  Sulla foto realizzata con il foro stenopeico su pellicola Ektachrome 100 venne realizzata la prima elaborazione digitale nei laboratori di Graphicolor a Roma. Era il 1989 e in tutto il mondo vi erano solo 5 installazioni di questa particolare workstation della Kodak in grado di “scrivere” i risultati dell’elaborazione direttamente su pellicola, dal formato 6×7 fino al formato 20×25: una rivoluzione nel mondo della fotografia tradizionale e commerciale. Da allora il digitale ha occupato una parte importante nel mio percorso fotografico.

FINE QUARTA PARTE

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