IL MIO AMICO PASQUALINO

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Quello che sto per raccontarvi ha del fiabesco, ma è realtà. Una di quelle realtà che ti riempiono l’animo e ti fanno comprendere come l’Uomo abbia sempre e molto da imparare dalla Natura.

Non rivelerò il luogo in cui tutto ciò accade, anche se alcuni dei miei amici di immersione capiranno subito avendo vissuto in prima persona quanto sto per raccontarvi.

Tutto accade, la prima volta, in uno di quei giorni in cui senti dentro di te l’irresistibile richiamo del silenzio delle bolle che escono dall’erogatore. Carico l’attrezzatura in macchina e parto per questa destinazione che frequento da qualche anno e che amo particolarmente. Lungo il viaggio il mio pensiero va a ciò che potrei incontrare ed essere oggetto delle mie foto. Dopo qualche centinaio di chilometri giungo sul luogo, come faccio di solito osservo l’acqua dalla superficie. La superficie è piena di ramoscelli di Cymodocea, una fanerogama che cresce su questo fondale. Ad un certo punto noto uno stelo di un colore verde molto più brillante di quello di una foglia di Cymodocea anche se si trova in mezzo a due di esse. Guardo con maggior attenzione e identifico, nella massima incredulità, una forma che mi ricorda quella di un pesce ago: non credo ai miei occhi. Ecco che pian piano si avvicina fino ad una distanza di circa un metro: è proprio un bell’esemplare verde smeraldo di pesce ago dal muso lungo (Syngnathus tenuirostris). Scatto un paio di foto con il cellulare, il pesce ago si trova a due tre centimetri dalla superficie; ogni tanto ho la sensazione che tiri fuori il muso dall’acqua quasi volesse respirare.

What I am about to tell you has a fairy tale, but it is reality. One of those realities that fill your soul and make you understand how Man always has a lot to learn from Nature.

I will not reveal the place where all this happens, although some of my diving friends will immediately understand having experienced firsthand what I am about to tell you.

Everything happens, for the first time, on one of those days when you feel inside you the irresistible call of the silence of the bubbles coming out of the dispenser. I load the equipment into the car and leave for this destination that I have been going to for a few years and that I particularly love. Along the journey my thoughts turn to what I might encounter and be the subject of my photos. After a few hundred kilometers I reach the place, as I usually do, I observe the water from the surface. The surface is full of twigs of Cymodocea, a seagrass that grows on this seabed. At one point I notice a stem of a much brighter green color than that of a Cymodocea leaf even if it is in the middle of two of them. I look more carefully and identify, in utter disbelief, a shape that reminds me of that of a pipefish: I don’t believe my eyes. Here it slowly approaches up to a distance of about one meter: it is a beautiful emerald green specimen of long-snouted pipefish (Syngnathus tenuirostris). I take a couple of photos with my mobile phone, the pipefish is two and three centimeters from the surface; every now and then I have the feeling that you pull your snout out of the water as if you wanted to breathe.

Pasqualino si protende verso la superficie regalandomi questa bella inquadratura con il suo riflesso.

Già in passato mi era capitato di assistere e fotografare sia un Melibe viridis che una Aplysia depilans starsene a pochi centimetri dalla superficie e tirando fuori dall’acqua la testa per alcuni secondi; l’Aplysia, addirittura, giocò per molto tempo con un pezzo di cima che galleggiava quasi fosse una comoda altalena sulla quale dondolarsi e guardare il mondo esterno.

Ma ritorniamo al protagonista di questa storia, il pesce ago dal muso lungo (Syngnathus tenuirostris) che battezzerò, a fine immersione, con il nome di Pasqualino. Inizio a montare l’attrezzatura non senza tenere un occhio diretto verso la superficie per osservare il comportamento del pesce ago dal muso lungo. Indosso la muta, prendo la fotocamera e entro in acqua che è profonda non più di quaranta centimetri. Il pesce ago dal muso lungo all’inizio non risulta essere molto socievole: inizio a scattare senza neanche controllare l’inquadratura, ad occhio. Dopo qualche scatto e minuto di esitazione, Pasqualino inizia ad avvicinarsi sempre di più alla fotocamera quasi volesse mettersi in posa. Trascorro qualche minuto a scattare qualche foto, ad un certo punto decide che è ora di andare via e scompare verso il fondale la cui visibilità è diventata, ormai, di qualche centimetro.

In the past, I had happened to witness and photograph both a Melibe viridis and an Aplysia depilans staying a few centimeters from the surface and pulling their heads out of the water for a few seconds; the Aplysia even played for a long time with a piece of rope that floated as if it were a comfortable swing on which to swing and watch the outside world.

But let’s go back to the protagonist of this story, the long-snouted pipefish (Syngnathus tenuirostris) which I will baptize, at the end of the dive, with the name of Pasqualino. He begins to assemble the equipment not without keeping an eye directed towards the surface to observe the behavior of the long-nosed pipefish. I put on my wetsuit, take my camera and enter the water which is no more than forty centimeters deep. At first, the long-snouted pipefish does not appear to be very sociable: I start shooting without even checking the frame, by eye. After a few shots and minutes of hesitation, Pasqualino begins to get closer and closer to the camera as if he wanted to pose. I spend a few minutes taking some pictures, at a certain point he decides it’s time to go away and disappears towards the bottom whose visibility has now become a few centimeters.

Indosso la mia attrezzatura e inizio la mia immersione, non vi nascondo che spesso penso a come sarebbe bello ritrovare il pesce ago durante l’immersione o, magari, a fine immersione. Qualcuno diceva che credendo nei propri sogni essi si avverano: infatti esco dall’acqua, mi tolgo la bombola e, sorpresa, a pochi centimetri da me vedo il pesce ago dal muso lungo: riprendo la macchina fotografica e mi avvicino per fotografarlo; quasi inconsciamente, ogni volta che voglio un’inquadratura, lo chiamo a voce, Pasqualino, e gli chiedo di girarsi o di avvicinarsi. Ad un certo punto lascio la macchina fotografica e tento un contatto allungando la mia mano verso di lui, si gira di muso mi osserva e io vedo benissimo il suo respirare attraverso il movimento delle branchie, allungo un dito e gli sfioro il muso. Non si allontana, resta fermo li, allora allungo la mano e, girandosi di lato, si lascia accarezzare fino alla coda a ventaglio triangolare. L’emozione è tantissima. Ritornando indietro in macchina non posso non pensare a quello che ho vissuto, ancora incredulo. Dopo due giorni decido di ritornare, da solo, in quel posto. La scena si ripete, ma il contatto diventa più assiduo, quasi come giocare. Ho la sensazione di trovarmi davanti ad un animale domestico che non un esemplare selvatico di pesce ago dal muso lungo.

I wear my diving equipment and start my dive. I do not hide the fact that I often think about how nice it would be to find the pipefish during the dive or, perhaps, at the end of the dive. Someone said that by believing in one’s dreams they come true: in fact I get out of the water, take off the tank and, surprised, a few centimeters from me I see the long-nosed pipefish: I take my camera back and go up to photograph it; almost unconsciously, every time I want a shot, I call him, Pasqualino, and ask him to turn around or come closer. At a certain point I leave the camera and try to make a contact by extending my hand towards him, he turns his face observes me and I see very well his breathing through the movement of the gills, I reach out a finger and touch his muzzle. He does not go away, he stays still there, then I reach out and, turning to the side, he lets himself be caressed up to the triangular fan tail. There is a lot of emotion. Coming back in the car, I can’t help but think about what I experienced, still incredulous. After two days I decide to return, alone, to that place. The scene repeats itself, but the contact becomes more assiduous, almost like playing. I have the feeling of being in front of a pet that is not a wild long-nosed pipefish.

Primo piano di Pasqualino con ben in evidenza le condizioni dell’acqua in cui avviene questo incontro insolito, ma emozionante.

Di tutto questo non racconto nulla, non vorrei essere preso per pazzo o mitomane. Due giorni dopo organizziamo, insieme ad altri amici, un’immersione in questo posto. Arriviamo sul luogo, i soliti saluti affettuosi, i soliti rituali tra fotosub, ma il mio occhio cerca Pasqualino ma non lo vedo: un brutto pensiero mi assale; vuoi vedere che qualcuno ha deciso di catturarlo per metterlo nel suo acquario marino? Questo triste pensiero mi accompagna per l’intera immersione; pur fotografando bei soggetti, sento la mancanza di Pasqualino. Esco dall’immersione per ultimo, temporeggiando nel togliermi le pinne cerco con lo sguardo la sagoma verde smeraldo del pesce ago dal muso lungo (Syngnathus tenuirostris); ad un certo punto abbasso lo sguardo verso la mia coscia destra e lo vedo a pochi centimetri con il muso rivolto verso di me e gli occhi che mi guardano. La mia felicità viene notata anche dagli altri compagni di immersione i quali non credono ai loro occhi. Iniziano a scattare foto, girare video con gli smartphone. Ma l’incredulità raggiunge il massimo livello quando il pesce ago si fa tenere in mano da me mentre con l’altra mano lo accarezzo. Io sono emozionatissimo, ma i miei compagni di immersione, Fabio, Pietro e Salvatore, lo sono ancora di più. Qualcuno entra in acqua per scattare alcune foto, altri fotografano la scena dalla superficie. Siamo tutti increduli, qualcuno, appena tornato da una vacanza sub a Lembeh, strilla che è meglio di Lembeh.

I do not tell anything about all this, I would not want to be taken for a madman or a mythomaniac. Two days later we organize, together with other friends, an immersion in this place. We arrive at the place, the usual affectionate greetings, the usual rituals of underwater photography, but my eye is looking for Pasqualino but I don’t see him: a bad thought assails me; do you want to see that someone has decided to capture him and put him in his marine aquarium? This sad thought accompanies me for the entire immersion; while photographing beautiful subjects, I miss Pasqualino. I exit the dive last, delaying in taking off my fins, looking for the emerald green silhouette of the long-snouted pipefish (Syngnathus tenuirostris); at a certain point I look down at my right thigh and see him a few centimeters away with his face turned towards me and his eyes looking at me. My happiness is also noticed by the other dive buddies who don’t believe their eyes. They start taking pictures, shooting videos with smartphones. But disbelief reaches its maximum level when the pipefish lets me hold it in my hand while I caress it with the other hand. I am very excited, but my dive buddies, Fabio, Pietro and Salvatore, are even more excited. Someone goes into the water to take some photos, others photograph the scene from the surface. We are all in disbelief, someone, just back from a diving holiday in Lembeh, screams that it is better than Lembeh.

In acqua mentre accarezzo il pesce ago dal muso lungo (Syngnathus tenuirostris) lungo il muso, l’altra mano è aperta a formare una piccola tana.
Mentre si accinge a mettere il muso fuori dall’acqua.

Inutile ribadire di essere ritornato anche nei giorni successivi in questo posto magico, da fiaba, come è inutile evidenziare che la scena si è ripetuta puntualmente. Non so quale insegnamento trarre da questa storia, lascio questo compito ad ogni singolo lettore. Personalmente il mio amore per il mare e le sue creature è cresciuto a dismisura, portandomi a pensare, sempre di più, che in fondo al mare si sta meglio che sulla terraferma e che i bipedi che la popolano dovrebbero imparare a conoscere e rispettare di più il mare e ogni suo piccolo abitante, anche quello apparentemente più insignificante.

It is useless to reiterate that in the following days he also returned to this magical, fairytale-like place, as it is useless to point out that the scene was repeated on time. I don’t know what lesson to draw from this story, I leave this task to each individual reader. Personally, my love for the sea and its creatures has grown dramatically, leading me to think, more and more, that at the bottom of the sea it is better than on land and that the bipeds that populate it should learn to know and respect more. the sea and every little inhabitant of it, even the apparently most insignificant one.

Pasqualino che cerca di mimetizzarsi con una foglia di Cymodocea.
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